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LO ZOO DI BUENOS AIRES CHIUDE DOPO 140 ANNI

LO ZOO DI BUENOS AIRES CHIUDE DOPO 140 ANNI

Creato nel 1874, era l’emblema di una città che guardava all’Europa. Da allora, ha modificato ben poco il suo modello vittoriano di esposizione dei 1500 animali.


L’amministrazione della città di Buenos Aires ha annunciato la revoca della concessione privata dello Zoo di Buenos Aires. Si tratta del primo passo verso una profonda riconversione del terreno di 18 ettari, che da 142 anni ospita lo zoo, nel quartiere di Palermo, uno dei più tradizionali della capitale argentina. Il capo del governo, Horacio Rodríguez Larreta, , ha annunciato la costruzione di un ecoparco interattivo che prevede il trasferimento in riserve naturali in tutto il paese di circa 1500 animali, tra elefanti e rinoceronti africani, serpenti e animali esotici.

La chiusura dello zoo è derivata da una richiesta protratta negli anni dalle organizzazioni per i diritti degli animali. Il 2015 è stato infatti un anno particolarmente drammatico: sono morti un cucciolo di giraffa, due leoni marini e un marà della Patagonia. Le petizioni, tuttavia, hanno fatto pochi progressi in termini di progetti di legge nella legislazione della città. Ora è l’Esecutivo che ha deciso di risolvere la questione. “Lo zoo è insostenibile. Siamo convinti che la trasformazione in un ecoparco sia la mossa giusta, in linea con decisioni simili prese in altre grandi città del mondo. Ora diventerà un complesso interattivo che promuoverà l’educazione ambientale, con una graduale riduzione del numero di animali”, ha detto Rodríguez Larreta.

Lo zoo di Buenos Aires fu fondato nel 1874 dall’ex presidente Domingo Faustino Sarmiento (1868-1874), su quelle che allora erano zone paludose lontane dal centro. Per la sua costruzione vennero progettati 52 edifici per ricreare l’architettura geografica originaria degli animali. L’idea era quella di emulare i grandi zoo delle città europee, che servivano come modello per le classi più ricche di una nazione indipendente da meno di 60 anni. Oggi questi edifici sono monumenti storici e non possono essere venduti né demoliti. Con il passare degli anni, lo zoo si è ritrovato in mezzo ai quartieri con edifici alti, di fronte al terreno della Società Rurale Argentina (SRA)  e a pochi metri dall’Orto Botanico. A est si estende il Parco Tres de Febrero, il più grande spazio verde della capitale argentina. Nel 1991 lo zoo è stato privatizzato e le sue gabbie sono state modernizzate. Fu costruito un acquario, i leoni furono risistemati in fossati aperti e gli orsi polari, fino ad allora chiusi in gabbie tradizionali, ebbero una piscina. Tuttavia, il modello vittoriano di esposizione della fauna selvatica esotica è rimasto intatto.

“La cosa più importante è creare una rottura con il vecchio modello di cattività e di esposizione”, ha detto Gerardo Biglia, avvocato dell’Ong SinZoo, una delle Ong che più si è battuta per la chiusura dello zoo. “Uno zoo trasmette un messaggio perverso, soprattutto perché si rivolge a un pubblico infantile al quale diciamo che è giusto rinchiudere un essere vivente solo per il nostro svago. Credo che sia arrivato il momento per un cambiamento di modello per il quale siamo già preparati, perché quando diciamo ai bambini che non va bene rinchiudere gli animali, a loro sembra ovvio”, spiega Biglia. Ci sono stati molte denunce contro il cattivo stato degli animali allo zoo, ma pochi hanno avuto seguito. Il calo delle visite ha portato alla crisi economica dell’attività, non più redditizia, e la società concessionaria ha smesso di pagare il canone sei mesi fa, facendo precipitare i piani ufficiali di riconversione. Una Commissione per la Trasformazione dello Zoo di Buenos Aires ha raccomandato di orientarsi verso un modello di ecoparco, aperto alla comunità. Per prima cosa, verrà fatto un censimento degli animali, verrà determinato il loro stato di salute e si deciderà dove verranno trasferiti.

El Gobierno estima que unos 50 ejemplares permanecerán en el lugar, porque moverlos pondría en riesgo su vida. Entre ellos estará la orangután «Sandra», famosa tras un fallo judicial que la consideró «sujeto de derechos» por ser una «persona no humana». “El problema de Sandra es que es híbrida, mezcla de orangután de Borneo y de Sumatra, y por lo tanto no socializa con otros de su especie”, explica Biglia. Con todo, la intención es que los residentes que se conviertan en vitalicios, ya no sean exhibidos. “Lo que hay que hacer es retirarles el estrés de la exhibición, porque hoy son piezas de museo, los animales duermen en un lugar, que cuando llega el público se cierra, obligándolos a la exposición ante la gente”, dice el abogado de SinZoo.

Il piano è quello di convertire gli edifici dello zoo in spazi interattivi di educazione ambientale, con l’uso di supporti tecnologici. Ci sarà anche una clinica per gli animali vittime del traffico illegale. Il progetto del parco sarà sottoposto a un concorso internazionale di urbanisti e paesaggisti. I residenti di Buenos Aires potranno inoltre contribuire con proposte di trasformazione dello spazio verde, che saranno valutate da una giuria.